Una fibra naturale, tra eccellenza locale e legame con il territorio, che non ha bisogno di irrigazione. C’è un ritorno del lino. Molto usato nel settore moda, ma che può essere declinato nella nautica come nell’automotive. Linificio e Canapificio Nazionale è il più antico stabilimento al mondo operativo nella filatura del lino, straordinaria fibra naturale, utilizzata per filati di altissimo pregio, ma anche nei settori tecnici. Camicie, abiti, le vele della nave scuola Amerigo Vespucci, le tele preferite dai più celebri pittori, i nastri di trasporto del tabacco per proteggerlo dalle contaminazioni, le reti ecologiche per contenere frutta e ortaggi.
Nato il 14 gennaio 1873, quando Andrea Ponti avviò la propria filatura a Villa d’Almè, piccolo comune a Nord Ovest di Bergamo lungo il fiume Brembo, il Linificio e Canapificio Nazionale, che fa parte dal 2008 del Gruppo Marzotto, gode il merito, grazie al suo lavoro costante e alla sua ricerca lunga 150 anni, di aver reso il lino una delle fibre più versatili. La filiera di questa materia prima naturale, sviluppatasi nel corso dei decenni in Lombardia, rappresenta ancora oggi il punto di riferimento internazionale per chi cerca filati di alta qualità. Un secolo e mezzo segnato dall’innovazione, nel prodotto e nel processo, che ha portato l’azienda a essere la produttrice dei filati in lino più pregiati dell’industria, grazie al più importante Centro di Ricerca e Sviluppo Liniero al Mondo, ma anche nella messa a punto di macchinari per ottenere un prodotto così ricercato.
Ne abbiamo parlato con Pierluigi Fusco Girard, ad di Linificio e Canapificio Nazionale.

Nell’anno del suo 150° Linificio e Canapificio Nazionale ha ottenuto la Certificazione B Corporation. Come siete arrivati a questo traguardo? Cosa significa per voi?
Ottenere la certificazione B Corp è stato un percorso ricco di stimoli e sfide: un anno e mezzo di verifiche e raccolta dati per comprovare quanto l’attenzione ad ambiente, persone e profitto sono da sempre i driver delle nostre scelte quotidiane e fanno parte del nostro dna. Questa azienda, fin dalla sua fondazione, si è distinta integrandosi nel territorio, migliorando le condizioni dei lavoratori, delle produzioni e della comunità stessa. Oggi, in tutte le nostre sedi continuiamo ad agire e produrre in modo rispettoso per l’ambiente, per le persone e per i territori che ospitano le realtà produttive, creando occasioni di sinergie e supportando i più giovani. La propensione a innovare è anch’essa nel nostro dna. Ed è volta ad ottimizzare e generare valore, cercando al contempo di apportare un impatto positivo nei confronti del Pianeta, proponendo soluzioni che possano contribuire a ridurre l’inquinamento ambientale. La certificazione B Corp ci ha dato una fotografia ancora più chiara di dove siamo e dove vogliamo andare. Dunque, più che un punto di arrivo, è un elemento aggiuntivo che ci sprona e ci responsabilizza a fare ancor di più, e ancora meglio. È un impulso per trovare opportunità di collaborazione con altre aziende, che condividono il nostro stesso approccio valoriale: fare bene per il beneficio di tutti.
Il lino è considerata la fibra green del futuro. In che termini secondo lei può essere fatta questa dichiarazione?
Viviamo in un mondo in cui le materie prime scarseggiano, le emissioni di CO2 e altri gas climalteranti hanno portato a repentini cambiamenti climatici e un aumento medio delle temperature, le falde acquifere potabili si stanno riducendo di numero e quantità, materiali sintetici, anche sotto forma di microplastiche, si stanno accumulando sia sui nostri terreni che nei nostri mari. La situazione richiede soluzioni immediate. Non possiamo aspettare il 2030 o il 2050, dobbiamo fare la nostra parte ogni giorno. Perché parlare del lino in questo panorama? Perché è l’unica fibra tessile che proviene principalmente dall’Europa e che può vantare anche una supply-chain integralmente europea. Il lino è davvero “la fibra green”: è naturale e rinnovabile. Durante il semestre di crescita della pianta non solo non rilascia CO2 in ambiente, ma la assorbe e ne rilascia pari quantità di ossigeno, contribuendo a un impatto positivo sull’ambiente. Parlando di acqua, è una delle pochissime colture che non ha bisogno di irrigazione, le basta la pioggia. Necessita inoltre di quantità molto ridotte di concimi, cosa che porta a non avere inquinamento delle falde acquifere. Essendo una fibra cellulosica, non ha problemi di rilascio di microplastiche nei mari o nei terreni ma, se non trattata con prodotti chimici particolari nelle fasi successive di lavorazione, a fine ciclo vita diventa compost. Un esempio perfetto di economia circolare poiché nasce dalla terra e ritorna terra. È una fibra molto resistente, per cui i prodotti che ne derivano durano molti anni: ed è questo uno dei motivi per i quali i corredi delle nostre nonne erano in lino. La scelta di questa materia prima è una delle soluzioni per il presente ed il futuro, per l’ambiente e per la persona. Il tessuto in lino è molto fresco, leggero ed igroscopico, quindi una soluzione per vivere meglio nelle temperature sempre più calde ed umide degli ultimi anni.

Come può essere declinata questa materia prima naturale in un’ottica extra settore? Che vantaggi può portare?
Il lino accompagna l’umanità da 34.000 anni: adottato nel mondo della moda, nel tessile dell’arredo casa e nell’arredamento, nelle tele dei pittori – i più grandi capolavori pittorici dal rinascimento in avanti sono stati dipinti su tele in lino o canapa, le vele delle navi – quelle delle navi militari degli antichi greci e romani erano in lino, come lo sono ancora parzialmente quelle della nave scuola Amerigo Vespucci. E ancora gli ornamenti funerari e gli stoppini per le candele. Questi sono solo alcuni dei settori dove oggi viene impiegato il lino. Nel nostro centro di ricerche e sviluppo liniero e canapiero di Villa D’Almè continuiamo a valorizzare le poliedriche qualità di lino e canapa, sviluppando nuovi progetti per cercare di introdurre questo tessuto naturale in settori dove oggi vengono utilizzati materiali più impattanti da un punto di vista ambientale. Nautica, automotive e packaging alimentare sono solo alcuni esempi.

In una visione pionieristica in che modo potrà essere utilizzato il lino nel campo dell’automotive e della nautica?
Le parti non strutturali di automobili e navi, come la carena, la carrozzeria oppure la parte posteriore dei sediolini, sono oggi costruite con materiali compositi in fibre sintetiche. Quello che stiamo proponendo al mercato è di rimpiazzare le fibre sintetiche con il lino o la canapa, per ottenere dei materiali compositi maggiormente rispettosi dell’ambiente, senza inficiare le performance tecniche. Ricerca continua e sinergia con partner strategici sono la chiave fondamentale per il successo.
Cosa distingue Linificio e Canapificio Nazionale dai suoi competitor? Qual è il vostro valore aggiunto?
Il Linificio ha una grande dote: è capace di adattare la propria variegata offerta alle esigenze di ogni singolo cliente, creando di volta in volta dei prodotti che più si adattano alle sue esigenze. È questa la nostra grande forza, che potrebbe essere racchiusa nello slogan: “Il Linificio e Canapificio Nazionale non vende filati di lino e di canapa, ma un servizio, proprio attraverso i filati stessi”.
Uno dei vostri obiettivi, è quello di implementare la produzione del lino in Italia. Quali sono le zone scelte e perché?
Il lino d’Italia è un progetto che mi affascina particolarmente: stiamo facendo riscoprire all’interno dei nostri confini la coltura e la cultura del lino. Lo stiamo facendo ispirandoci ai principi dell’agricoltura rigenerativa, quindi in modo molto rispettoso dei terreni da un lato e delle aziende agricole dell’altro. Le zone che stiamo privilegiando sono Toscana, Lombardia ed Emilia Romagna, ovvero luoghi dove storicamente veniva coltivato il lino, prossime ai distretti tessili, per poter eventualmente sviluppare dei progetti quasi a Km 0, come è già stato fatto a Bergamo negli anni scorsi.

Come avete chiuso, a livello di fatturato, il 2022? Quali sono i progetti per il prossimo futuro?
Il fatturato del 2022 è superiore ai 60 milioni di euro, in crescita rispetto al 2021 di circa il 20%. Per il 2023 confidiamo di continuare a crescere nel settore dell’abbigliamento, ma anche di riuscire a consolidare i nuovi mercati come quelli già menzionati dei materiali compositi e del packaging, che sono stati aperti negli ultimi anni e che stanno crescendo con regolarità.
di Valeria Oneto