Il network internazionale PwC ha reso nota l’indagine “Global Consumer Insights Pulse Survey“, condotta nel dicembre 2022 su 9.180 consumatori in 25 territori diversi, dalla quale emergono molteplici informazioni relative ai consumatori e ai loro comportamenti d’acquisto.
L’ombra dell’inflazione
A causa delle preoccupazioni derivanti dall’inflazione e dal clima macroeconomico poco sereno, il sondaggio ha evidenziato come i consumatori stiano riallineando le loro abitudini di acquisto e adottino comportamenti di riduzione dei costi; il 96% dei consumatori intervistati intende adottare tipologie di comportamento di risparmio nei prossimi sei mesi, pur mostrandosi desiderosi di sperimentare e riprendere le abitudini pre-pandemia, tornando nei negozi e viaggiando di nuovo.
La metà dei consumatori è estremamente o molto preoccupata per la propria situazione finanziaria personale (50%), con un quinto estremamente preoccupato (22%). Il gruppo più pessimista (42%) prevede di ridurre significativamente la spesa in tutte le categorie di vendita al dettaglio.
Mondo “phygital”
Alla domanda sulla frequenza di acquisto (giornaliera, settimanale, ecc.) negli ultimi 12 mesi attraverso i diversi canali, i consumatori hanno scelto ancora l’acquisto in negozio come canale più popolare, mantenendosi al 43%; l’utilizzo dei telefoni cellulari e smartphone è stato successivo (34%), seguito dai PC (23%). Gli acquisti nei negozi hanno dunque registrato una ripresa.
Guardando al futuro, quando è stato chiesto ai consumatori come potrebbe cambiare il loro comportamento di spesa e di acquisto nei prossimi sei mesi, il 43% ha dichiarato di voler aumentare gli acquisti online. Allo stesso tempo, anche l’intenzione di aumentare gli acquisti nei negozi fisici è diminuita significativamente, passando dal 33% al 23%.
Alla domanda su quali fattori migliorerebbero maggiormente la loro esperienza di acquisto in negozio, il 27% degli intervistati ha messo al primo posto l’accesso a personale di vendita competente e disponibile, con la metà dei Baby Boomers che lo ha classificato come il fattore principale. Il 16% di tutti gli intervistati ha dichiarato che la possibilità di utilizzare chioschi di cassa self-service è l’attributo che preferisce, seguito dall’utilizzo in negozio del sito web o dell’applicazione mobile di un rivenditore per cercare determinati prodotti (15%). Segue, con il 12%, la possibilità di utilizzare i dispositivi e le applicazioni “scan-and-go” dei rivenditori, che consentono agli acquirenti di evitare sia le corsie di cassa con personale che i chioschi self-service.
Inoltre, i consumatori intervistati hanno dichiarato di essere affascinati dall’intrattenimento in negozio (34%), dalle esperienze digitali coinvolgenti (30%), come indossare una cuffia per la realtà virtuale (VR) per provare nuovi prodotti, e dalla possibilità di prenotare appuntamenti con un consulente di vendita o un personal shopper (28%).
Supply chain e problematiche
Il 39% degli intervistati rimane molto propenso a fare acquisti presso più rivenditori, sia in negozio che online e più di un terzo ha dichiarato di visitare più siti web per verificare la disponibilità dei prodotti desiderati (38%).
Quasi sette intervistati su dieci hanno dichiarato che l’aumento dei prezzi sta avendo il maggiore impatto sulle loro esperienze di acquisto in negozio (68%), seguito dall’esaurimento dei prodotti (42%) e dalla seccatura di fare lunghe code (39%).
La prossima piattaforma: Il metaverso
L’indagine, inoltre, ha rilevato come diverse componenti del metaverso siano già disponibili e venganoo esplorate dai consumatori. Poco più di un quarto ha dichiarato di aver partecipato ad attività legate al metaverso negli ultimi sei mesi per intrattenimento, esperienze virtuali o acquisto di prodotti (26%). Ad esempio, il 10% ha utilizzato un auricolare VR per giocare o guardare un film, o per attività legate al lavoro. Quasi altrettanti hanno dichiarato di aver sperimentato virtualmente un ambiente di vendita al dettaglio o un concerto o di aver acquistato un NFT, o token non fungibile (entrambi 9%).
Dal punto di vista demografico, i giovani Millennials (36%) e la Gen Z (31%) sono i maggiori utilizzatori del metaverso, mentre solo l’8% dei Baby Boomers e il 6% della coorte della Greatest Generation lo hanno utilizzato. I Paesi con la più alta percentuale di intervistati che hanno dichiarato di aver utilizzato il metaverso negli ultimi sei mesi sono stati l’India (48%) e il Vietnam (43%), ossia Paesi con popolazioni giovani e classi medie in crescita.
La privacy dei dati
Quasi la metà ha dichiarato di essere estremamente o molto preoccupata quando interagisce con i social media (47%). La preoccupazione è elevata anche per quanto riguarda i media in generale (41%), i siti web di viaggio di terzi (36%) e le aziende sanitarie (34%). Gli intervistati sono meno preoccupati, ma comunque molto preoccupati, quando si tratta di aziende di consumo (32%) e rivenditori (30%). La metà ha dichiarato di non condividere più dati personali del necessario (49%) e il 32% ha scelto di non ricevere e-mail, sms e altre comunicazioni.