Milano Unica torna a Rho Fiera con quasi 400 aziende

13 Luglio 2022

“Il settore tessile e abbigliamento è in forte ripresa. Si prevede che alla fine del 2022 si tornerà a livelli pre-pandemici. Lo conferma, in modo evidente, la presenza di 445 espositori che tornano a investire nella fiera fisica. Questo è un ottimo segnale di crescita e un’iniezione di fiducia per il futuro. Tengo a sottolineare inoltre la completezza dell’offerta di Milano Unica: non solo uomo ma in questa edizione ci sono ben 157 aziende espositrici che propongono un’ampia offerta per la donna”, commenta Alessandro Barberis Canonico, presidente di Milano Unica.

Inaugurata il 12 luglio, Milano Unica è tornata per una tre giorni a Rho Fiera per la sua 35esima edizione. Infatti, fino al 14 luglio la fiera offre un’ampia selezione di espositori di elevata qualità, riconfermandosi leader e punto di riferimento per il sistema.

“Per il comparto moda, ci si attende che anche il segmento premium ritorni ai valori pre-covid tra la fine di quest’anno e l’inizio del 2023”

A tal proposito, ben 389 le aziende presenti (324 italiane e 65 estere) per presentare le loro collezioni FW 23/24, oltre a numerose aree speciali e di ricerca che portano a un totale di 445 espositori. Tra cui Osservatorio Korea, Osservatorio Japan, Origin Passion and Beliefs, Innovation Area, lo spazio dedicato alle Startup e l’area Designers.

Parlando di sostenibilità, questa sarà l’edizione in cui per la prima volta parteciperà Retex Green, il consorzio di nuova costituzione che si pone come acceleratore della moda circolare. E, importante da sottolineare, la presenza di Enti Certificatori di sostenibilità.

“Sono orgoglioso del nostro settore del tessile e degli accessori, nonostante le difficoltà è in forte ripresa e con ottime prospettive di crescita nei prossimi mesi. Il made in Italy si distingue per la bellezza, la funzionalità e l’unicità, non a caso è ricercatissimo e desiderato in tutto il mondo. Ma, come altri ambiti soffre per due drammatiche mancanze: le materie prime e i costi energetici. Il governo sta mettendo in campo misure importanti per contrastare questi fenomeni e come MISE, siamo a fianco del settore con tutti gli strumenti necessari per favorire lo sviluppo e l’innovazione dei materiali e delle tecnologie. Solo così anche la moda può vincere la sfida del futuro ed essere competitiva”, dichiara ministro il Giancarlo Giorgetti.

Il settore moda secondo Bain & Company

È stata successivamente esposta agli addetti ai lavori un’analisi dettagliata di Claudia D’Arpizio, senior partner di Bain & Company, sui temi attuali del mercato del tessile e dell’accessorio.

Questo scenario è caratterizzato da una forte trasformazione che deve tradursi in prospettive future e nuove opportunità per la filiera.

Il settore moda di lusso e premium, nel 2021 è arrivato a quota 280miliardi di euro (+28% sul 2020) registrando una grande ripresa da Cina, America ed Europa.

Rispetto all’uomo, la donna è il segmento con il più alto segno di ripresa nonostante sia ancora in negativo rispetto al 2019. I primi mesi del ’22 vedono un solido recupero grazie, principalmente, ad America ed Europa. Anche la Cina ha visto in un primo momento segni di crescita ma, successivamente, ha subito un drastico rallentamento della domanda, fortemente ostacolata dalla politica zero-covid iniziata a marzo.

Tutto questo, addizionato alle performance positive nel segmento lusso, sta aiutando alla ripresa del mercato tessile, con ordini a parità o, addirittura, oltre i livelli del 2019 per la SS23. E un fatturato complessivo del comparto che dovrebbe ritornare a livelli pre-pandemia a partire dal primo semestre 2023 (un anno in anticipo rispetto alle attese).

“Alla luce delle dinamiche che si stanno definendo, nei prossimi mesi i produttori tessili si troveranno ad affrontare tre sfide fondamentali per fidelizzare ulteriormente i propri clienti e sostenere il proprio business: ridurre i tempi di consegna, innovare l’offerta attraverso lo sviluppo di nuovi materiali performanti e sostenibili, adatti alle nuove occasioni ibride casual-formali dei consumatori e investire in una value proposition lavorativa attrattiva per reclutare i nuovi talenti e formarli adeguatamente. Questo scenario presenta anche un’irrinunciabile opportunità per il comparto: definire procedure e standard comuni per la certificazione della sostenibilità dei tessuti, collaborando a livello di filiera e distretti e facendo leva sull’esperienza unica e l’eccellenza dei produttori italiani. Questo permetterebbe di assicurare ulteriore impulso e rilevanza al saper fare sostenibile del made in Italy, oltre a un notevole vantaggio competitivo verso i marchi clienti e i consumatori finali”, afferma Claudia D’Arpizio, senior partner di Bain & Company.

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