Il settore della filatura italiana – lanieri, cotonieri e linieri – ha chiuso il 2021 con un bilancio in crescita: a consuntivo il fatturato ha subito un incremento del +28,7% su base annua, guadagnando circa 580 milioni di euro con un turnover di circa 2,6 miliardi.
Un fenomeno che, sicuramente, è stato aiutato dal maggior interessamento del cliente alla maglieria e al tessuto in maglia durante il periodo della pandemia dovuta da Covid-19. Comunque, rispetto al 2019, il divario risulta contenuto al -6,3% (174 milioni in meno in valore assoluto).

Risultati ottimi nonostante l’incremento dei prezzi delle materie prime: sia la lana che il cotone hanno registrato aumenti di rilievo nei dodici mesi dell’anno. Infatti, l’indice Awex Eastern ha guadagnato il +14,2%, quello “A” del cotone il +33,9% in valuta europea, scontando i rincari verificatisi soprattutto a partire dai mesi estivi.
L’industria ha scaricato solo in minima parte il rincaro sul prodotto e, in merito, l’indice dei prezzi alla produzione della filatura monitorato da Istat fa registrare un aumento del +1,8% su base annua.
La filatura laniera si conferma il comparto con i risultati migliori, concorrendo all’81,0% del turnover settoriale mentre il filato di cotone copre il 15,2% e quello liniero il 3,8%.
Le loro performance sono tutte positive, nel dettaglio: i lanieri +27,3% su base annua, i cotonieri +35,9%, mentre i linieri +30,4%.
Per quanto riguarda il commercio con l’estero, lo scorso anno la filatura si è giovata della ripartenza del trade mondiale dopo lo stop forzato causato dall’emergenza sanitaria (+28,6%, arrivando a 837 milioni di euro). L’import, a sua volta, è cresciuto del +35,8%, passando a 807 milioni.
In relazione a ciò, le vendite estere del 2021 superano del +3,5% quelle del 2019, al contrario, per l’Italia è inferiore del -3,6%.