Con il 2020 alle spalle, durante il corso del 2021 la moda maschile italiana ha visto un enorme cambiamento.
Secondo i dati Istat, l’export di tutto l’anno ha visto un incremento del +13,4%, per un totale di circa 7,2 miliardi di euro, mentre l’import è aumentato del +8,2%, con 4,9 miliardi di euro.
Nonostante i successi, il settore non ha raggiunto i livelli pre pandemia tant’è che i valori ’21 sono ancora inferiori del -5,3% rispetto al 2019, poco meno di 404 milioni in termini assoluti. Per quanto riguarda l’import, il gap è molto più importante: -13,4%, ovvero circa -756 milioni di euro.
Gli sbocchi commerciali delle aree UE (45,1% dell’export totale) ed extra-UE (54,9%) sono risultati molto performanti, crescendo rispettivamente del +22,2% e del +7,1%.
Dall’Unione Europea proviene circa il 45,3% delle importazioni della moda uomo, mentre l’extra-UE ne garantisce il 54,7%.
È giusto evidenziare come, non essendo stati diffusi i dati relativi ai primi mesi del 2022, non è possibile capire come e quanto questo settore abbia reagito ai nuovi focolai Covid-19 in Asia e alla complessità del conflitto Russia-Ucraina. Anche se quest’ultimo risulta un mercato non particolarmente rilevante (2,2% incidenza sul totale export settoriale 2021).
Le principali preoccupazioni si rivolgono fondamentalmente sui costi, sui trasporti, sul rallentamento della domanda dovuto a un clima di incertezza, e sui tempi di approvvigionamento e di consegna.
I Paesi
Nel periodo preso in esame, la Svizzera risulta la prima destinazione del comparto (+15,1%), confermandosi come hub logistico-commerciale per i marchi in linea e assorbendo il 12,2% del totale settoriale.
Al secondo posto si trova la Germania (11,2%), e proseguendo Francia (10,7%) – entrambe interessate da una dinamica over +20% (rispettivamente +21,1% e +22,6%) – Cina (7,3%), con un aumento medio annuo pari al +58,8% (523 milioni di euro). Così facendo, è riuscita a superare gli USA ma, di contro, Hong Kong scala in decima posizione.
Gli Stati Uniti chiudono l’anno a +12,5%, assestandosi sul mezzo miliardo, la Spagna registra un aumento su buoni tassi (+19,1%) e la Corea del Sud vede una variazione pari al +22,9%.
Il Regno Unito ha accusato un calo non marginale pari al -32%, coprendo così il 6,3% del totale, mentre il Giappone si è portato sotto ai 300 milioni di euro (-6,6%).
Si evidenziano, inoltre, altre destinazioni del comparto che hanno visto una crescita delle esportazioni di moda uomo made in Italy: Paesi Bassi (+17,7%), Russia (+3,8%), Belgio (+33,9%), Polonia (+60,2%) e Austria (+11,2%).
I dati rispetto ai livelli pre-Covid
È opportuno, comunque, fare una distinzione tra i Paesi che hanno recuperato il gap creato dalla pandemia e mercati che invece faticano ancora a raggiungere i livelli pre pandemia.
I primi quattro mercati, per esempio, sono riusciti a colmare il contraccolpo superando i livelli del 2019: Svizzera (+6,7%), Germania (+9,5%), Francia (+6,6%) e Cina (+50,0%). Anche la Corea del Sud registra un’eccedenza del +31,9%.
Contrariamente a quanto detto sopra, USA (-20,1%, cioè circa -128 milioni di euro), Spagna (-13,3%, ovvero quasi 58 milioni) e Russia (-11,4%, quasi -20 milioni in meno in valore assoluto) si ritrovano in una situazione critica, nonostante i buoni risultati del 2021.
Ancora peggio sono i dati di Inghilterra e Giappone, che rispettivamente notato un calo delle esportazioni italiane inferiori del -46,5% (quasi 393 milioni in meno) e del -18,3% (circa 60 milioni).
Per quanto riguarda l’import gennaio-dicembre 2021 si trovano, in ordine, Cina (-1,5% con una copertura del 13,6% del totale di comparto), Bangladesh (+1,2%), Francia (+22,5%), Spagna (+28%), Paesi Bassi (+30,4%) e Belgio (+27,5%). Germania e Turchia registrano entrambe +20,0%, mentre la Romania si trova a -5,1%.
Infine, come si legge in una nota ufficiale, relativamente all’import “la maglieria risulta avere un ritmo più vivace, pari al +18,4%, mentre la confezione non va oltre al +1,4%. L’abbigliamento in pelle ha registrato una dinamica pari al +9,4% e, al contrario, le importazioni di camiceria e di cravatte risultano entrambi in calo rispettivamente del -4,4% e del -25,3%”.