Ucraina-Russia: i livelli pre-covid del calzaturiero compromessi dal conflitto

11 Marzo 2022

In occasione di Micam, che si terrà a Milano dal 13 al 15 marzo 2022, l’Area Studi Mediobanca ha presentato il primo report sul settore calzaturiero. Il maggior numero delle 170 aziende produttive calzaturiere italiane analizzate è ubicato nel Nord Est con 73 unità, seguito dal Centro con 54 imprese.

Le industrie calzaturiere italiane

Il 2021 è stato per le aziende produttive calzaturiere made in Italy un anno di ripresa rispetto al 2020 (+21%) ma ancora inferiore al 2019 (-6%). Un anno che evidenzia una ripresa a “V” a 9,5 miliardi di euro.

I livelli pre-covid, tanto attesi e sperati per il 2022, sono attualmente compromessi dalla guerra tra Russia e Ucraina, con forti ricadute sui prezzi dell’energia e delle materie prime e sui flussi commerciali verso i due Paesi.

Sul totale del settore calzaturiero, le esportazioni verso la Russia valgono solo per il 2,7% ma le sanzioni che si stanno apportando verso il territorio sovietico potrebbero limitare la spesa dei suoi consumatori (in particolare gli High Net Worth Individuals interessati soprattutto alle calzature di lusso).

Nel ’21 l’alta gamma ha subito un incremento del +32% e, rispetto alle imprese che operano nella fascia più economica (+13%), ha sfiorato i livelli pre-crisi (-2% sul 2019). L’anno inoltre si chiude con una progressione anche degli investimenti che dovrebbe attestarsi al +15% sul 2020: lusso (+26%) e mass market (+10%).

Nel 2020, le 170 aziende (cioè il 73% del totale nazionale secondo dati Istat) hanno sviluppato un giro d’affari pari a 7,8 miliardi di euro (-22,4% sul 2019 e -20,9% sul 2018), impiegando oltre 46mila dipendenti (-1,5% sul 2019 e +0,5% sul 2018).

A soffrire meno sono i settori delle calzature di sicurezza per uso professionale (-9,1%), sportive (-11,2%), da bambino (-12,3%), le pantofole (-13,8%) e la componentistica (-15,3%).

Le medie imprese dimostrano maggiore resilienza, con un fatturato in calo a -18,7% rispetto alle piccole (-20,9%) e alle medio-grandi (-25,7%). In questo modo si conferma la migliore performance e flessibilità di questa classe dimensionale.

Chi, invece, ha sofferto di più l’impatto della crisi sono quelle aziende a controllo italiano rispetto che quelle a controllo estero (-23,4% vs -17,2%).

Come si legge all’interno del report ufficiale: “Prevalgono le imprese a controllo italiano che rappresentano l’82,3% delle vendite complessive, mentre il contributo degli operatori a controllo estero si ferma al 17,7% – di cui il 10% francese, in primis LVMH, Kering, Chanel e Hermès – e coinvolge 25 delle 170 aziende. La presenza estera è di assoluto rilievo nel segmento di alta gamma, a conferma del particolare apprezzamento degli stranieri per l’elevata qualità del made in Italy: l’84,6% del totale estero fa infatti capo ad aziende che rientrano nella fascia high-end”.

Altri dati

Il 66,7% del fatturato complessivo proviene dall’estero, con in testa le calzature sportive (82,1%) e quelle da uomo (72,4%).

Per quanto riguarda i principali mercati di sbocco delle aziende italiane, questi sono: Europa (52%), Asia – trainata dalla Cina – (35%) e le Americhe – sostenute dagli Stati Uniti – (13%).

La base produttiva delle aziende esaminate è principalmente italiana (73%) mentre la rimanente percentuale è ubicata in Paesi stranieri (27%): 1% Americhe, 2% Asia, 4% Africa, 20% Europa – principalmente Est.

Per le aziende dell’alta gamma, la concentrazione della produzione nazionale è per l’84% in Italia e il 16% all’estero: 11% Europa e 5% Africa.

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