L’export 2021 del calzaturiero made in Italy chiude a doppia cifra

2 Marzo 2022

Durante il quarto trimestre 2021 l’export ha subito un’accelerazione notevole permettendo al calzaturiero di chiudere l’anno con un incremento a doppia cifra. Un valore che aveva caratterizzato anche tutta la prima metà dell’anno.

Conseguentemente al negativo del 2020, dovuto ai mesi di lockdown e le seguenti restrizioni causa Covid-19, l’anno successivo ha registrato una ripartenza con un fisiologico rimbalzo nel secondo trimestre cui è seguito un recupero con intensità più contenuta.

I dati, elaborati dal Centro Studi di Confindustria Moda per Assocalzaturifici, vedono incrementi compresi tra il +15% e il +20% (spesa delle famiglie italiane +15,6%, produzione ed export attorno al +17%, fatturato +18,7%).

Tuttavia la ripresa non è uguale ovunque, tant’è che alcune imprese ancora non hanno raggiunto i ricavi 2019.

Contrariamente a quanto si vede per i grandi gruppi internazionali del lusso che hanno ripreso “a correre”, tante delle piccole e medie imprese non ce l’hanno fatta a superare la crisi pandemica: i dati camerali relativi alla demografia delle imprese segnano un saldo negativo di -171 unità, pari al -4,1%.

Fonte: stime Centro Studi Confindustria Moda sulla base dei saldi registrati dalla banca dati delle Camere di Commercio

Inoltre, l’aumento dei prezzi delle materie prime e dei costi energetici erodono i margini delle imprese, mettendo a rischio la ripartenza del settore.

A tutto ciò si aggiunge anche lo scoppio del conflitto Russia-Ucraina, due mercati che per l’Italia sono stati nel 2021 i maggiori Paesi per l’export delle calzature: circa 317 milioni di euro, nel 2019 valeva 346,4 milioni, che stavano riportando il settore ai livelli pre-Covid (+9,3% sul 2020).

“Dopo il crollo del 2020, anno in cui è stato duramente penalizzato dal lockdown e dalle restrizioni durante le due ondate pandemiche, il nostro settore è ripartito, con un fisiologico rimbalzo nel secondo trimestre cui è seguito un recupero con intensità più contenuta. La ripresa è però a macchia di leopardo e spesso ancora insufficiente a ripianare le perdite aziendali. Basti pensare che solo una azienda su tre ha raggiunto i livelli pre-covid. MICAM è dunque atteso dagli operatori come momento fondamentale per il business, l’occasione insostituibile per procedere alle contrattazioni degli ordini e, penetrando i nuovi mercati e consolidando gli esistenti, rafforzare l’export. A tal proposito, non possiamo non esprimere profonda preoccupazione per le drammatiche conseguenze che le sanzioni economiche inflitte al sistema bancario russo, a seguito del conflitto in Ucraina, causeranno alle vendite delle aziende italiane su questo mercato fondamentale. La campagna ordini stava promettendo molto bene nonostante la coda della pandemia, l’instabilità e le tensioni politiche. Ora il crollo della valuta e l’impossibilità di transare finanziariamente su diverse banche mettono a rischio l’ennesima stagione, nonostante la volontà di tanti clienti di visitare la manifestazione per perfezionare gli acquisti”, commenta Siro Badon, presidente di Assocalzaturifici.

I dati 2021

Il 2021 è stato, per il comparto, un anno di ripresa registrando un aumento del fatturato del +18,7% sul 2020 con 12,7 miliardi di euro. Un valore che se paragonato a un livello pre-covid è ancora inferiore (-11% rispetto al 2019).

Il quarto trimestre 2021 è stato archiviato con il continuo del recupero (già in atto nei mesi precedenti) che hanno visto – tra ottobre e dicembreproduzione, export e consumi interni, aumentare a due cifre.

Per quanto riguarda l’export, è stato raggiunto il secondo miglior risultato di sempre: +17,5% nei confronti dell’anno precedente con 10,3 miliardi di euro a consuntivo.

Svizzera (+16,2% in valore sul 2020, nei primi 11 mesi) e Francia (+24%) sono quelle andate meglio, seguite da USA (+42%) e Cina (+37,5%), Paesi che da tempo hanno superato i livelli 2019.

Tra i primi 20 mercati di sbocco, solo tre hanno registrato – nel 2021 – un segno negativo: Regno Unito, Giappone e Corea del Sud (interrompendo la forte e costante crescita degli anni precedenti).

Fonte: Elaborazioni Centro Studi Confindustria Moda su dati ISTAT

Il saldo commerciale risale all’attivo con un +22% da gennaio a novembre, atteso a poco meno di 5,2 miliardi nei 12 mesi.

Sul fronte interno, invece, gli acquisti delle famiglie (in crescita del +15,6% in valore, con un +12,1% in volume) restano ancora al di sotto dell’11,1% rispetto alla situazione di due anni fa. In forte sofferenza rimane il turismo straniero, sempre grandemente penalizzato.

Fonte: Elaborazioni Centro Studi Confindustria Moda su dati ISTAT

 

Confindustria Moda ha mostrato, con riferimento al campione di rispondenti, l’effettivo recupero del fatturato sul 2020 (+16,9%) accompagnato da un +11,1% nella raccolta ordini.

Quasi due imprenditori su tre (64%) hanno visto un aumento (superiore al +20% per il +30% del panel), il 25% un’ulteriore riduzione rispetto al 2020 mentre il restante 11% un’invarianza.

Solo il 37% delle aziende del campione ha superato, o almeno eguagliato, i livelli di fatturato del 2019. La ponderazione dimensionale delle singole risposte porta a una stima del recupero dei ricavi tra le aziende del panel pari al +18,7% rispetto al 2020.

Fonte: Stime Centro Studi Confindustria Moda per Assocalzaturifici * Fatturato = giro d’affari complessivo: stima del fatturato delle aziende italiane con codice Ateco CB152; ** Produzione = vengono considerate le sole calzature Made in Italy; ° Export e Import = stime e proiezioni a 12 mesi sulla base dei dati ISTAT disponibili.

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