Durante il quarto trimestre 2021 l’export ha subito un’accelerazione notevole permettendo al calzaturiero di chiudere l’anno con un incremento a doppia cifra. Un valore che aveva caratterizzato anche tutta la prima metà dell’anno.
Conseguentemente al negativo del 2020, dovuto ai mesi di lockdown e le seguenti restrizioni causa Covid-19, l’anno successivo ha registrato una ripartenza con un fisiologico rimbalzo nel secondo trimestre cui è seguito un recupero con intensità più contenuta.
I dati, elaborati dal Centro Studi di Confindustria Moda per Assocalzaturifici, vedono incrementi compresi tra il +15% e il +20% (spesa delle famiglie italiane +15,6%, produzione ed export attorno al +17%, fatturato +18,7%).
Tuttavia la ripresa non è uguale ovunque, tant’è che alcune imprese ancora non hanno raggiunto i ricavi 2019.
Contrariamente a quanto si vede per i grandi gruppi internazionali del lusso che hanno ripreso “a correre”, tante delle piccole e medie imprese non ce l’hanno fatta a superare la crisi pandemica: i dati camerali relativi alla demografia delle imprese segnano un saldo negativo di -171 unità, pari al -4,1%.

Inoltre, l’aumento dei prezzi delle materie prime e dei costi energetici erodono i margini delle imprese, mettendo a rischio la ripartenza del settore.
A tutto ciò si aggiunge anche lo scoppio del conflitto Russia-Ucraina, due mercati che per l’Italia sono stati nel 2021 i maggiori Paesi per l’export delle calzature: circa 317 milioni di euro, nel 2019 valeva 346,4 milioni, che stavano riportando il settore ai livelli pre-Covid (+9,3% sul 2020).
“Dopo il crollo del 2020, anno in cui è stato duramente penalizzato dal lockdown e dalle restrizioni durante le due ondate pandemiche, il nostro settore è ripartito, con un fisiologico rimbalzo nel secondo trimestre cui è seguito un recupero con intensità più contenuta. La ripresa è però a macchia di leopardo e spesso ancora insufficiente a ripianare le perdite aziendali. Basti pensare che solo una azienda su tre ha raggiunto i livelli pre-covid. MICAM è dunque atteso dagli operatori come momento fondamentale per il business, l’occasione insostituibile per procedere alle contrattazioni degli ordini e, penetrando i nuovi mercati e consolidando gli esistenti, rafforzare l’export. A tal proposito, non possiamo non esprimere profonda preoccupazione per le drammatiche conseguenze che le sanzioni economiche inflitte al sistema bancario russo, a seguito del conflitto in Ucraina, causeranno alle vendite delle aziende italiane su questo mercato fondamentale. La campagna ordini stava promettendo molto bene nonostante la coda della pandemia, l’instabilità e le tensioni politiche. Ora il crollo della valuta e l’impossibilità di transare finanziariamente su diverse banche mettono a rischio l’ennesima stagione, nonostante la volontà di tanti clienti di visitare la manifestazione per perfezionare gli acquisti”, commenta Siro Badon, presidente di Assocalzaturifici.
I dati 2021
Il 2021 è stato, per il comparto, un anno di ripresa registrando un aumento del fatturato del +18,7% sul 2020 con 12,7 miliardi di euro. Un valore che se paragonato a un livello pre-covid è ancora inferiore (-11% rispetto al 2019).
Il quarto trimestre 2021 è stato archiviato con il continuo del recupero (già in atto nei mesi precedenti) che hanno visto – tra ottobre e dicembre – produzione, export e consumi interni, aumentare a due cifre.
Per quanto riguarda l’export, è stato raggiunto il secondo miglior risultato di sempre: +17,5% nei confronti dell’anno precedente con 10,3 miliardi di euro a consuntivo.
Svizzera (+16,2% in valore sul 2020, nei primi 11 mesi) e Francia (+24%) sono quelle andate meglio, seguite da USA (+42%) e Cina (+37,5%), Paesi che da tempo hanno superato i livelli 2019.
Tra i primi 20 mercati di sbocco, solo tre hanno registrato – nel 2021 – un segno negativo: Regno Unito, Giappone e Corea del Sud (interrompendo la forte e costante crescita degli anni precedenti).

Il saldo commerciale risale all’attivo con un +22% da gennaio a novembre, atteso a poco meno di 5,2 miliardi nei 12 mesi.
Sul fronte interno, invece, gli acquisti delle famiglie (in crescita del +15,6% in valore, con un +12,1% in volume) restano ancora al di sotto dell’11,1% rispetto alla situazione di due anni fa. In forte sofferenza rimane il turismo straniero, sempre grandemente penalizzato.

Confindustria Moda ha mostrato, con riferimento al campione di rispondenti, l’effettivo recupero del fatturato sul 2020 (+16,9%) accompagnato da un +11,1% nella raccolta ordini.
Quasi due imprenditori su tre (64%) hanno visto un aumento (superiore al +20% per il +30% del panel), il 25% un’ulteriore riduzione rispetto al 2020 mentre il restante 11% un’invarianza.
Solo il 37% delle aziende del campione ha superato, o almeno eguagliato, i livelli di fatturato del 2019. La ponderazione dimensionale delle singole risposte porta a una stima del recupero dei ricavi tra le aziende del panel pari al +18,7% rispetto al 2020.
