Sono stati analizzati dall’Osservatorio Confimprese-EY i dati di gennaio 2022 rispetto allo stesso periodo del 2020, quando ancora la pandemia non era “scoppiata”.
Verso il 2021 il trend risulta molto positivo (+62%) ma bisogna tener conto che tutto il Paese si stava trovando in una fase di lockdown; al contrario, rivolto al 2020, si segnala una nuova battuta d’arresto nei consumi (-25,1%). A pesare è la spinta inflazionistica e l’aumento del prezzo dell’energia che porta a una forte criticità nel retail.
La pandemia ha comportato cambiamenti senza precedenti nelle abitudini dei consumatori che potrebbero potenzialmente continuare a evolversi e trasformarsi nel tempo.
Le differenze fra i settori
Il comparto abbigliamento-accessori registra una caduta del -38,5% in gennaio 2022 vs gennaio 2020 e del -24,1% negli ultimi 12 mesi rispetto a febbraio 2019-gennaio 2020.
Sempre negativa anche la ristorazione a -18% nel mese di gennaio e a –24,3% se confrontata a 2 anni fa.
Il non food continua il suo recupero. Un comparto che, complice Covid-19 che ha costretto gli italiani a stare a casa, chiude gennaio a +5,3% su gennaio 2020. Raggiunta – quasi – la parità (-0,2%) anche nel benchmark su due anni fa.
Il travel si conferma quello più in sofferenza (-36,6%), mentre lo shopping di prossimità rimane la destinazione preferita dai consumatori registrando un -12,9%.
Faticano la ripresa i centri commerciali chiudendo gennaio a -33%, gli outlet a -26,7% e le high street a -30,9%.
Mario Maiocchi, direttore Centro studi retail di Confimprese afferma: “Gennaio segna una battuta di arresto verso il periodo pre-pandemia. Il mese chiude a -25,1% e mostra la debolezza della ripresa, circoscritta all’ultimo trimestre 2021. Nel mese di gennaio è avvenuto un cambio di passo a causa dei fattori congiunturali che impattano sulle decisioni di acquisto delle famiglie e sui conti delle imprese. A incidere maggiormente sull’andamento dei consumi è il settore abbigliamento/accessori, che ha imboccato un trend preoccupante. I saldi, partiti male, non hanno fatto recuperare il terreno perso. Recrudescenza della pandemia, inflazione e caro energia impattano negativamente sulla stabilità dell’economia e gelano la propensione all’acquisto dei consumatori. Una nota positiva arriva dal retail non food, che sembra invece avere raggiunto i livelli pre-covid sia su 12 mesi rolling con -0,2% sia nel mese di gennaio con +5,3%, mostrando quindi anche una certa solidità della ripresa”.
Le aree geografiche
Sempre nello stesso periodo i trend per area geografica sono tutti negativi (-25,1%). Si vede dunque un andamento migliore – seppur negativo – al Centro (-23%), seguito dal Sud (-23,6%) e dal Nord-ovest (-25,2%). Il Nord-est risulta l’area peggiore (-28,3%).
Nello specifico la regione migliore, per quanto riguarda questo andamento, risulta la Puglia (-17,4%) mentre la peggiore il Veneto (-30,7%). Analizzando le città, Roma risulta quella che meglio è riuscita ad attutire, in parte, l’impatto della pandemia (-19%). Milano (-24%) e Napoli (-25%) la seguono. I trend più negativi si registrano, in ordine, a Bologna (-37%), Genova (-34%) e Torino (-33%).
“Il mese di gennaio ha subito la forte ascesa dei contagi che ha influito particolarmente sulle occasioni di consumo e spesa degli Italiani. Gli ultimi 24 mesi di pandemia hanno trasformato in maniera strutturale le abitudini di consumo degli italiani, che hanno ridotto la spesa per abbigliamento e ristorazione a favore di altri beni come quelli per la casa. È infatti significativo che la spesa per quest’ultima categoria sia rimasta stabile negli ultimi due anni. Parte di questi cambiamenti rimarranno nelle abitudini di vita e di consumo anche quando l’emergenza pandemica verrà superata definitivamente, impattando di conseguenza sul tessuto territoriale dei comparti analizzati”, conclude Stefano Vittucci, consumer products and retail sector leader di EY Italia.