di Sara Cinchetti
A parlare è Didi Corbetta, store manager di Valtellini storico retail multibrand a Rovato, nella bella Franciacorta (BS).
Era il 1983 quando la madre di Didi, Lucia Valtellini Corbetta, ha inaugurato Valtellini Sport che dal 2010 con l’ingresso della figlia nell’attività, ha visto una virata significativa al fashion, pur mantenendo saldo il core dello spazio in corso Silvio Bonomelli, 92. Non mancano infatti la ricerca, la cura del dettaglio e la voglia di meravigliare. E Didi ha scelto di comunicare l’identità dell’azienda di famiglia non solo con il retail fisico ma vivendo la clientela anche nel digitale con i suoi #martedidallacabina, un format distintivo in cui è lei stessa a indossare le proposte dello store per far cogliere l’essenza dei capi a local e non.

Com’è cambiato il cliente oggi? Secondo te, data anche la vostra voglia di sensibilizzarlo, è più conscio rispetto a prima: del vostro ruolo, delle tempistiche e di tutto il backstage?
I nostri acquirenti sono sempre attenti e vogliosi di sapere come funziona la nostra attività, il mondo della moda affascina e riuscire a coinvolgerli è sicuramente interessante. Mi è capitato di postare un’IG story nella quale stavo procedendo con un ordine virtuale di Ralph Lauren contestualizzando con la caption: “la collezione è a New York, la venditrice è a Milano e io a Rovato”. Questo ha stimolato una serie di interazioni con il nostro pubblico tanto da coinvolgerli e fare in modo che ci sottoponessero una serie di domande riguardanti i capi, la stagionalità, le tempistiche.
Su quali argomenti i clienti sono maggiormente sensibili?
In generale ritengo che il consumatore finale voglia essere coinvolto, possiamo dire che ci sia più coscienza in generale. Oggi un tema sicuramente caro è la sostenibilità. Per questo cerchiamo di ascoltarli, di capire le esigenze e di soddisfarle.
Oggi l’acquirente di cosa ha voglia?
Secondo me ha voglia di ricominciare con i completi, a vestirsi bene e quindi in modo curato con consapevolezza. Se fino a pochi mesi fa compravano spot pantaloni, camicie o maglioni, adesso c’è desiderio di total look. Ovviamente per noi è più “divertente” perchè c’è possibilità di concretizzare la nostra parte più creativa e di consulenza.

Com’è andato questo 2021?
Chiaramente meglio del 2020, devo riconoscere che siamo soddisfatti. Questo è stato possibile perchè c’è stata la riscoperta del negozio fisico, di prossimità. Il punto vendita sul territorio ovviamente ha un valore diverso dal digitale, significa avere assicurato il servizio della relazione concreta, della coccola vera e propria. Abbiamo avuto un ottimo settembre, mentre dalla metà di ottobre fino a metà novembre è stato un periodo più tranquillo. L’autunno quindi è stato un po’ altalenante, è partito molto bene, si è stanziato per poi proseguire di nuovo con un trend positivo.
A proposito di nuovi scenari, è cosa nota che le aziende concretizzino anche scelte forti, soprattutto per quanto riguarda la definizione del loro posizionamento. Questo, alle volte, comporta la cessazione della collaborazione con diverse doors, quindi di partner che fino a quel momento li hanno supportate. Cosa ne pensi a riguardo?
Nessuna azienda è indispensabile in un punto vendita. Detto questo, ci sono realtà con cui se smettessi di lavorare sarei veramente dispiaciuta. Le strategie dei brand hanno inizio da lontano, per cui posso capire il rammarico di tanti colleghi che si sono visti chiudere la porta da determinate aziende. Ovviamente è un discorso molto ampio che non voglio giudicare più di tanto negativamente. Sicuramente non è piacevole ma è un momento di grandi cambiamenti. Noi per esempio abbiamo sempre cercato di non prescindere dalla ricerca e per questo abbiamo sempre affiancato realtà storiche con realtà artigianali del made in Italy.
Tu e Valtellini fate parte di Histores. A gennaio vi troveremo a Pitti, raccontaci del progetto.
Siamo onorati e molto contenti di questa sinergia. Proprio in questi giorni stiamo definendo i dettagli e il da farsi. Ci dedicheranno uno spazio, inoltre Pitti è anche citato come periodo dell’anno nel nostro statuto perchè la nostra assemblea annuale si svolge proprio in quelle settimane. Va detto che ci sono molti punti d’incontro tra i nostri intenti e i loro: dal valorizzare l’heritage made in Italy, alla valutazione delle nuove tendenze, alla ricerca. Inoltre Pitti è la prima volta che struttura un discorso del genere con un gruppo di buyer.