Confimprese: un anno dopo l’inizio di Covid-19

16 Marzo 2021

A fotografare lo scenario relativamente al bilancio degli esercizi commerciali è il centro studi retail Confimprese e lo fa un anno dopo l’inizio della pandemia. Inoltre, è dello scorso 15 marzo 2021 la nota elaborata da Confimprese-EY riguardante l’Osservatorio permanente sull’andamento dei consumi nella ristorazione, abbigliamento e non food.

I dati

Nel 2021 le imprese associate prevedono di chiudere 496 punti vendita in flessione di -3,8% vs 2020, ma stimano 882 aperture di nuovi esercizi commerciali (+6,7% vs 2020). Si potrebbe quindi constatare uno scenario cautamente ottimistico in cui il saldo netto dei punti vendita Italia registra un trend positivo pari a 386.

“La crisi pandemica si è portata via il 50% delle aperture – afferma Mario Resca, presidente Confimprese –. Le misure restrittive adottate sinora nel corso dell’emergenza significano 117 giornate di chiusura e si sono tradotte in una contrazione del fatturato per ciascuna azienda nell’ordine del -40% rispetto al 2019, con una conseguente diminuzione del fatturato annuo complessivo pari a 55,64 miliardi e una perdita proporzionale del gettito tributario stimabile in 11-12 miliardi di euro. Tuttavia, la buona notizia c’è ed è confermata dall’arrivo di 882 nuovi punti vendita”. E prosegue:

“È segno che il retail ha voglia di ripartire e di intercettare il desiderio di ritorno alla normalità degli italiani”.

L’analisi delle aperture

Nelle valutazioni per categoria merceologica, l’abbigliamento è al primo posto per nuove aperture con un totale di 238. Segue la ristorazione con una stima prevista di 191 locali. Anche la casa e i complementi d’arredo registrano una buona prospettiva di crescita prevedendo 133 nuovi opening. Nel comparto salute e benessere apriranno 38 punti vendita, i nuovi store nell’elettronica di consumo sono 37, nei servizi 33, nell’entertainment 29, altro non food (immobiliare e bricolage) 183.

E i nuovi opening saranno concentrati per lo più al nord registrando un 46,4%. Il 27,2% si attesta al centro e il 26,3% al sud e isole. Analogamente in termini di chiusure la metà, pari al 51,1%, si sono verificate al nord, il 27,4% al sud e isole e il 21,5% al centro.

Febbraio 2021 vs febbraio 2020 (Osservatorio consumi di mercato)

Il secondo mese dell’anno chiude con un calo dei consumi del -35,8%. Un dato ancora fortemente negativo nonostante il recupero di 22,6 punti percentuali su gennaio. E, sull’anno mobile (ultimi 12 mesi) il crollo si attesta al -46,3%.

A febbraio prosegue la discesa della ristorazione che si conferma come il settore con performance più negative, -50,3%, seguito dall’abbigliamento a -36,5%, mentre il non food contiene le perdite a -6,2% rispetto a febbraio 2020.

Sul totale dell’anno, quindi, la ristorazione si attesta a -56,6%, l’abbigliamento a -46% e il non food a -29,1%.

I canali di vendita vedono (ancora) in sofferenza il travel con un –59,9%. E prosegue anche la flessione di centri commerciali, -43,2%, e outlet, -36,5%, ma sono in recupero le high street che chiudono a -27,6%.

“A febbraio continua l’onda negativa in tutti i settori, tranne nel non food che, sulla scia delle minori restrizioni di alcune merceologie e della ritrovata voglia degli italiani per la lettura, per l’arredamento della casa e per gli oggetti di elettronica, chiude il mese di febbraio con una contrazione ridotta – chiarisce Mario Maiocchi, direttore Centro studi retail Confimprese –. Resta il fatto che, nonostante l’avvio della campagna vaccinale, abbiamo di fronte un altro anno di convivenza con il virus e per questo dobbiamo ritrovare fiducia sapendo gestire le aperture e non le chiusure. Continuiamo a sostenere che gli operatori del commercio hanno messo in atto in tempi rapidissimi protocolli operativi molto stringenti, volti a prevenire i rischi di contagio nelle diverse tipologie di esercizi, siano essi situati sia nei centri delle città sia all’interno di centri commerciali, parchi commerciali o altre strutture analoghe”.

“Febbraio segna ancora un forte calo dei consumi (-35,8%), influenzato dalle chiusure e dalla ridotta mobilità. Iniziamo a osservare anche un cambiamento negli stili di consumo degli italiani che, a distanza di un anno dall’emergenza, si stanno abituando a rinnovare meno spesso l’abbigliamento e a non poter consumare i pasti fuori casa. Sarà importante capire se questo trend si confermerà anche in presenza di futuri allentamenti delle misure sanitarie, o se sarà necessario un periodo più lungo di assestamento, prima di poter tornare alle vecchie abitudini”, gli fa eco Paolo Lobetti Bodoni, med business consulting leader di EY.

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