Fjällräven garantisce nuova vita alle eccedenze dei materiali grazie all’utilizzo degli avanzi di tessuto. E lo fa con Samlaren, che in svedese significa “il raccoglitore“: prodotti esclusivi presentati in collezioni limitate.
Un progetto che vuole essere espressione di un concetto radicato nell’impegno del brand verso la qualità e la tradizione contro lo spreco di risorse.
Il primo lancio di questa novità consiste in una collection di classici reinventati e realizzati con eccedenze di tessuto G-1000, tra cui giacche in patchwork colourblock, una special edition del leggendario zaino kånken e una versione rivisitata della borsa totepack e del berretto.
Henrik Andersson, global creative director del brand e Christiane Dolva Törnberg, head of sustainability, ci hanno illustrato il progetto.

Come si inserisce questo progetto all’interno della vocazione di Fjällräven all’innovazione?
Henrik Andersson: Direi che si tratta di un approccio pragmatico verso le risorse. Cerchiamo di usare quello che abbiamo a disposizione nel miglior modo possibile. Spero anche che Samlaren trovi consenso tra i nostri clienti a un livello più emotivo, con prodotti il cui valore percepito aumenti con il passare del tempo.
Qual è l’idea alla base di Samlaren?
Henrik Andersson: L’idea è quella di trasformare un problema in un’opportunità e dare nuova vita alle eccedenze di materiali. Mi piace il detto “gli scarti di qualcuno sono il tesoro di qualcun altro” e con Samlaren stiamo trasformando i nostri “rifiuti” in prodotti preziosi.
Come pensi che questo concept possa evolvere nel tempo?
Henrik Andersson: L’obiettivo a lungo termine è effettivamente quello di eliminare la necessità stessa di questo concept, riducendo al minimo lo spreco e le eccedenze di tessuto già in fase di produzione. In ogni caso, questo processo potrebbe richiedere del tempo, perciò, nel frattempo, useremo Samlaren come un modo per trasformare eccedenze di tessuto, di difficile impiego, in prodotti di successo.

Qual è la principale sfida di Samlaren in termini di produzione?
Christiane Dolva Törnberg: Credo che la sfida maggiore riguardi l’ottimizzazione del materiale da parte del designer. Bisogna calcolare la quantità di tessuto disponibile per ciascun colore e ciascun materiale e poi trovare la costruzione adatta per ottimizzare quello che abbiamo a disposizione.
Unire design e sostenibilità è una sfida?
Christiane Dolva Törnberg: È una sfida che affrontiamo nello sviluppo di qualsiasi novità. La cosa più importante è assicurarsi che ogni prodotto abbia una sua precisa funzione, che sia duraturo in termini di qualità e design, che possa essere utilizzato a lungo. Di solito la scelta dei materiali gioca un ruolo fondamentale nel garantire che siano rispettati criteri severi di qualità, durata e sostenibilità.
Come gestite la sostenibilità nella catena di approvvigionamento, o in generale, in Fjällräven?
Christiane Dolva Törnberg: Lavoriamo sulla selezione dei materiali che preferiamo, sull’impatto dei processi produttivi dei materiali e su un uso delle risorse che sia il più efficiente possibile. Cerchiamo anche di garantire buone condizioni di lavoro a tutti i livelli della catena stabilendo requisiti chiari e mantenendo uno stretto contatto con i fornitori.
di Sara Cinchetti