Baldinini rafforza ulteriormente la sua presenza nel mercato dell’est Europa. E precisamente lo fa inaugurando il primo showroom direzionale a Mosca come centro nevralgico per lo sviluppo di tutta la Comunità degli Stati Indipendenti (CSI). Al civico 24 di via Obraztsova il nuovo punto strategico di oltre 700 mq è operativo dallo scorso febbraio, congiuntamente al lancio della collezione autunno-inverno 21/22.
Con all’attivo due grandi aree di mercato come Europa e Asia, il brand chiude il 2020 con una flessione leggermente migliore del -30% e fa previsioni rassicuranti sul 2021.
Abbiamo approfondito gli sviluppi futuri del marchio, la sua vision e le strategie con Christian Prazzoli, ad del brand.

Cosa rappresenta il primo showroom Baldinini a Mosca? E quindi il mercato russo per la vostra realtà?
L’est Europa in generale, con la Russia che fa da pilota, per noi è il primo mercato aziendale. Basti pensare che pesa intorno al 70% del business aziendale. Lo showroom di Mosca vuole essere quindi un headquarter utile per avvicinarci a un mercato, sebbene fossimo presenti da tempo, gestito sempre un po’ troppo a distanza. L’obiettivo quindi è quello di presidiare al meglio l’area e garantire ai nostri clienti locali una “casa Baldinini” a cui si possano rivolgere in ogni momento.
Cosa vi aspettate da questo opening?
Sicuramente di poter raccontare meglio la nostra realtà, avendo tutti i clienti della zona presenti fisicamente. Di fatto quindi, quella barriera che oggi è presente sullo spostamento, l’abbiamo abbattuta con quest’inaugurazione. Contemporaneamente spiegare il cambiamento che come azienda stiamo vivendo.
Oggi un opening è un segnale positivo…
Certamente. Soprattutto in un momento in cui si tende a fare efficienza sul network distributivo noi abbiamo deciso che era opportuno attuare il processo opposto e quindi inaugurare uno spazio che fosse anche importante. Stiamo infatti parlando di oltre 700 mq effettivamente utilizzabili. Il nostro intento era quello di far comprendere la voglia di investire su quella piazza ma non solo.
Quali altri mercati vorrete approcciare?
La realtà Baldinini si caratterizza per due grandi aree. Si tratta di Europa e Asia con all’attivo strategie differenti. Sul mercato asiatico operiamo con un piano monomarca con focus su Cina e Corea, mentre per quello europeo prevediamo uno sviluppo maggiormente dedicato al mondo del department store integrando, su alcune realtà come la Spagna, una strategia potenzialmente anche di sviluppo monobrand. Ma questo avverrà sicuramente in un secondo momento. Tornando alla Cina, stiamo dialogando con alcuni player locali per avviare una collaborazione che inizierà dalla spring ’22. Tra le altre cose, infatti, abbiamo cambiato la modalità “go to market”, andando sul mercato con quattro stagioni: due main e due pre. In questo scenario ci diamo un orizzonte relativamente ampio: con un arco temporale dai tre ai cinque anni raggiungeremo una numerica che si aggira tra i 50 e 75 punti vendita. Mentre in Corea, già durante questo semestre, dovremmo riuscire a inaugurare il primo negozio monomarca a Seoul e avvieremo una partnership anche con due pure player e-commerce. Andando in next step a consolidare ulteriormente i monomarca con presenza sia all’interno del mercato domestico sia su quello duty free, che pesa circa il 60%. Per quanto riguarda l’Europa siamo presenti con monomarca diretti, multibrand e in ultimo un network di outlet. E qui stiamo consolidando due grandi obiettivi. Uno è il mercato spagnolo, in cui abbiamo stretto una partnership con un grosso distribuire locale. Dall’altra stiamo ragionando in maniera più approfondita sul mercato DACH: quindi Svizzera, Austria e Germania.
Quali sono i progetti futuri del brand?
Stiamo già lavorando con un’evoluzione stilistica del marchio. Oltre a voler tutelare il nostro patrimonio e dna lo stiamo attorniando di una serie di prodotti che siano capaci di abilitare quei mercati in cui non siamo presenti. Contemporaneamente stiamo ridefinendo la nostra brand equity con anche un editing del brand.
Come si è chiuso il 2020? Previsione 2021?
Sicuramente è stato un anno complicato ma, nonostante le difficoltà, abbiamo chiuso leggermente meglio del -30% che è un dato del tutto in linea con le performance dei colleghi. Quello che per noi ha tenuto è stato il mercato russo. In termini di outlook sul 2021 siamo rassicurati. Abbiamo avuto una primavera-estate non lontana dai nostri obiettivi e il prossimo autunno-inverno sta proiettando una crescita vigorosa e interessante.
di Sara Cinchetti