La prossimità tra individui andrà in crisi e questo determinerà nuovi scenari. Oggi ai negozianti viene chiesto di resistere a fronte di una stagione estiva orami conclusa ancor prima di poter essere iniziata. “Non prevedo un exploit del retail ma dell’e-commerce sì che, sicuramente, trarrà vantaggio da questa situazione. Il mondo si evolve e non comprenderlo è autolesionistico”. Lo dichiara Giuseppe Giglio, presidente CdA del Gruppo Giglio che, con il progetto KUM fa squadra con i colleghi.

KUM è un’esortazione alla reattività. Da dove nasce la volontà di farsi pionieri del supporto dei retailer italiani? Perché istituire questa nuova sfida?
G.G: Da un senso di responsabilità. Noi lavoriamo nel digitale da qualche lustro e da anni abbiamo iniziato a collaborare anche con colleghi. Ci piace definirlo “gli Stati Unite dell’e-commerce”. Nasciamo come negozianti e per questo abbiamo la percezione reale di quel che significhi lavorare dietro un banco. Questi presupposti ci hanno fatto crescere e maturare uno spirito di squadra nei confronti di coloro che hanno voluto approcciare la nostra realtà. È un concetto che nasce delle esigenze e poteva quindi avere un unico sfondo. Essere un contributo che potesse venire equamente distribuito così da poterci dare una mano vicendevolmente.
“L’Italia è una grande potenza della moda non solo grazie ai brand, ma anche grazie ai negozianti, agli agenti, e all’attenzione dei clienti nelle scelte d’acquisto”. Ci parli di Community Store.
G.G: I negozianti sono la spina dorsale della nostra moda. I brand hanno costruito la loro fortuna sulla distribuzione, dapprima italiana. Non si può quindi parlare di made in Italy senza coinvolgere il retail e la distribuzione dei negozianti che hanno lavorato per anni a vantaggio dei marchi, molti dei quali sono stati scoperti da colleghi e oggi sono diventati grandi nomi. Community Store è la volontà di raccogliere diverse esperienze, culture e capacità. È un’addizione di forze.
Il primo vostro e-commerce risale al 1996. Quali sono state le ragioni che vi hanno spinto ad approcciare così tempestivamente questo canale? Come si è trasformato l’online negli anni?
G.G: Ero un giovane post bocconiano, avevo voglia di fare tutto fuorchè stare in boutique. Il nostro primo e-commerce quindi l’ho istituito per “legittima difesa”. Non esisteva Google, internet era un buco nero. Chiedemmo allora a servizi interbancari come potessimo riscuotere i pagamenti online e la risposta fu tramite lettera. <<Premesso che non comprendiamo cosa intendiate con la parola online, dovete attenervi alle istruzioni indicate da postalmarket>>. I negozi fisici andavano molto bene e la nostra concentrazione era per lo più dedicata a loro. Abbiamo “potuto distrarci” con quello che in futuro si è rivelata una strada importante. Negli anni l’online è cresciuto e oggi sono diversi i player che lo abitano, da LuisaViaRoma a Yoox. Nel 2015 abbiamo capito le potenzialità adottando anche il corporativismo e trasformando la nostra piattaforma in una community utile anche per i colleghi.
La digitalizzazione quindi può essere una svolta reale? Com’è possibile far convivere boutique fisiche e online? Senza una delle due le aziende potrebbero considerarsi “incomplete”?
G.G: Sono 25 anni che mi interfaccio con l’e-commerce e da sempre ho percepito una dicotomia. Da chi fa commercio viene percepito come opportunità o come minaccia ma si sa, tutte le innovazioni contengono plus e minus. Tuttavia il mondo si evolve e non comprenderlo è autolesionistico. I consumatori oggi si comportano in modo totalmente differente rispetto ai paradigmi che hanno conosciuto i nostri genitori.
Quanto è determinante per voi l’online (in percentuale sul fatturato) nell’attuale scenario e quale valore ha ricoperto negli anni?
G.G: Negli anni è cresciuto in modo esponenziale a fronte di un retail fisico che ha vissuto le difficoltà delle stagioni che si sono susseguite. Oggi rappresenta il 70% del fatturato dell’intero gruppo e Covid-19 ne ha accelerato il processo. Il distanziamento sociale a seguito della pandemia, non sarà più una mera indicazione sanitaria ma comincerà ad albergare nella nostra mente anche a livello sociologico. I negozi sono chiusi da marzo registrando un tasso di perdita del 100% cosa che non è avvenuta sull’e-commerce.
Come avete gestito il lockdown definito dal Governo a fronte di Covid-19?
G.G: La piattaforma online è sempre rimasta attiva ed essendo nativa digitale ha saputo andare in smart working dalla sera alla mattina. L’unica area presidiata è stata la logisitca. Abbiamo affrontato l’emergenza in serenità seppure i negozi hanno chiuso con sofferenza.
Quali le criticità più importanti che è stato necessario fronteggiare?
G.G: La questione del personale. Per la prima volta nella nostra storia abbiamo dovuto accedere a strumenti come cassa integrazione. La regione Sicilia poi è anche in gravissimo ritardo sulle lavorazioni delle pratiche. Abbiamo incontrato il favore di banche e fornitori ma cosa succederà a settembre quando il buonismo da Covid finirà?
Quanto ha impattato e quanto impatterà sulle vendite retail Covid-19? E in termine di fatturato (previsioni 2020)?
G.G: Per le vendite retail non sono ottimista. Quello che si è perso nei primi tre mesi non potrà essere recuperato nell’ultimo trimestre a meno che lo scenario non cambi e questo potrebbe accadere con l’individuazione di un vaccino che ci permetta davvero di tranquillizzarci. In questi mesi abbiamo limitato alcuni costi vivi come il personale, giugno, luglio e agosto saranno più impegnativi. Non appena riapriremo le spese di gestione ammonteranno al 100% ma gli incassi saranno particolarmente deludenti. Comunque la stagione estiva è già finita sia a livello di margine che di vendite. In questo momento il commerciante deve resistere.
Nello specifico, come gestirete la sanificazione del negozio e dei prodotti qualora dovesse diventare obbligatoria?
G.G: Verificheremo attentamente le disposizioni che verranno impartite, consci che certamente saranno ben diverse dalle indiscrezioni che circolano adesso che oscilliamo tra il ridicolo e l’impossibile. Ma chiunque lavora nel commercio lo sa.
Com’è stato coordinato il rapporto con i dipendenti? Quanti sono? Come intendete gestire il loro rientro?
G.G: In totale gestiamo 120 dipendenti. In cassa integrazione siamo stati costretti a mettere coloro che lavorano nel negozio retail, precisamente 30 persone. Ripartiremo a pieno regime nella totalità delle attività a meno che non vengano date indicazioni diverse dalle autorità.
Ci si deve aspettare una trasformazione di esigenze da parte del consumatore? Possiamo credere che abbiano maturato maggiore coscienza in termini di acquisti consapevoli?
G.G: Se si dovesse andare verso un acquisto che favorisce la distanza piuttosto che la prossimità, la qualità avrà un valore. L’acquisto fisico è di impulso, quello online è più rotondo dal punto di vista del ragionamento perché ha più tempo per essere ponderato.
a cura di Sara Cinchetti