Diretta Coronavirus/ Cividini, meno fast e più slow fashion prediligendo la qualità

6 Aprile 2020

Nasce a Bergamo sul finire degli Anni 80 Cividini. Un brand, quello fondato dalla coppia nel business e nella vita Piero e Miriam, che “ha saputo fare del cashmere un qualcosa di non tradizionale, ma un’interpretazione fresca dal design pulito”.

Che significato hanno, nel panorama attuale, il fashion e l’essere bergamaschi?
Lo ha raccontato Piero Cividini.

Miriam e Piero Cividini

Cosa significa essere oggi un brand del comparto moda e, contemporaneamente essere una realtà bergamasca?

P.C: In questo momento, purtroppo non esiste alcune differenza perchè la pandemia è generale anche se Bergamo è particolarmente colpita. Tutti i marchi del comparto moda si stanno interrogando sul futuro immediato ma soprattutto su quello più lontano: come sarà la ripresa dei lavori e il futuro della moda.

In che modo state affrontando la pandemia, ormai mondiale, delle ultime settimane?

P.C: Noi purtroppo siamo stretti tra il blocco delle attività e le date di presentazione delle nuove collezioni pe 21. Per quanto riguarda la progettazione non ci sono grossi problemi, le difficoltà riguardano la realizzazione dei prototipi ai quali non si può mettere mano fintanto che c’è il lock down. È probabile quindi uno slittamento dei tempi di presentazione delle collezioni. Ancora però siamo attaccati alla speranza che passato l’ultimo allungamento della chiusura si possa riprendere al più presto.

Quali le difficoltà più importanti che avete dovuto affrontare (anche quelle burocratiche)?

P.C: I maggiori ostacoli incontrati sono stati, in un primo tempo, il coordinamento tra il personale in smart working e quello ancora presente in azienda perché le due attività, pur complementari eccetto l’amministrazione, hanno tempi e modalità d’approccio al lavoro completamente diverse. I tempi della burocrazia non aiutano in questo momento critico dove l’intervenire subito può fare la differenza, anche per il sostegno alle aziende.

In che termini il governo sta supportando e supporterà le aziende?

P.C: Direi che i primi provvedimenti si indirizzano nella giusta direzione, cassa integrazione e moratoria immediata delle le scadenze di rate di mutui e dei finanziamenti in vigore, ma il supporto decisivo si vedrà solo con le misure a sostegno della liquidità che ancora devono essere rafforzate. Solo queste permetteranno alle aziende di poter superare la crisi e di ripartire. Queste misure dovranno essere il meno burocratiche e più lineari possibili.

Essendo il fashion non tra i bisogni primari, come vi siete trovati a gestire questo nuovo scenario?

P.C: Certo che il nostro settore non appartiene alla sfera della soddisfazione dei bisogni primari ma resta sempre una delle realtà trainanti l’economia italiana e soprattutto l’esportazione. Un settore che dà lavoro a moltissime persone e un grosso contributo alla creazione del PIL nazionale. Le difficoltà che abbiamo incontrato sono soprattutto legate al lock down, irrinunciabile, che ha colpito il settore proprio nel momento clou del lancio della produzione ai 20 e l’inizio dello studio e realizzazione delle nuove collezioni pe 21 causando, oltre alle preoccupazioni per la salute di tutti e dei nostri collaboratori, necessariamente da garantire, anche ulteriori timori circa il futuro della nostra azienda in particolare ma anche di tutto il settore che, in questo momento viene colpito in ogni paese del mondo verso cui si rivolgono le nostre esportazioni, non lasciando alcuna via di fuga.

Voi avete una filiera molto agile e una gestione diretta e familiare. Questo requisito vi consentirà di garantire tempistiche e consegne ai vostri clienti?

P.C: Questo è sicuramente un plus ma, ripetiamo, tutto è legato alla durata del lock down. Ci possiamo ingegnare con la capacità italiana di improvvisare ma il fattore tempo resta determinante.

Cambieranno necessariamente le tempistiche e le stagionalità delle collezioni?

P.C: Le tempistiche non potranno cambiare molto essendo legate al mutamento delle stagioni atmosferiche. Quello che forse questo sconvolgimento potrà influenzare sarà l’approccio alla problematica del settore. Meno fast e più slow fashion. Prodotti più pensati e con contenuto di qualità maggiore potrebbero essere una risposta alle problematiche che la crisi del Covid 19 ha scatenato.

Come cambieranno gli acquisti una volta rientrata l’emergenza?

Noi abbiamo sempre creduto e puntato alla qualità dei prodotti. Ora prevediamo che, poiché i consumi potranno diminuire, si darà maggior importanza al contenuto intrinseco del prodotto che a quello esperienziale. Si comprerà meno ma si comprerà meglio.

A quali nuovi scenari sono chiamate a rispondere le aziende?

P.C: Dovranno probabilmente diventare ancora più elastiche di quanto già lo siano nel nostro settore, con offerte meno grandi ma con proposte snelle e veloci all’interno delle stagioni. Questo però vale soprattutto per il mercato interno mentre per l’esportazione, dove le stagioni di vendita sono diverse, non credo sia necessario alcun cambiamento.

Come pensate di venire incontro alle esigenze dei vostri clienti?

P.C: Al momento non siamo ancora in grado di valutare le conseguenza del Covid 19 sull’intero settore a livello mondiale. Bisognerà attendere l’uscita dall’emergenza e poi cercare di capire come il mercato possa essere cambiato. Al momento si possono fare solo delle congetture che però, lasciano il tempo che trovano. Bisogna aspettare, studiare e capire dopodichè potremo con cognizione di causa avanzare delle proposte ai nostri clienti.

Come cambieranno le esigenze dei consumatori?

P.C: Come dicevamo il consumo sta già cambiando indirizzandosi verso la ricerca di prodotti di qualità, per motivi etici di sostenibilità. Un prodotto che duri più a lungo, capace di diminuire il consumo di energie per realizzare la sua sostituzione. Dopo la crisi del Coronavirus ci sarà sicuramente una riconsiderazione dei motivi e dei modi del consumo che a nostro avviso proseguiranno questa tendenza che si è appena palesata. Qualità, qualità, qualità.

Cosa chiederebbe al governo di concreto per aiutare il comparto moda?

P.C: Chiediamo al governo che pur con la massima attenzione alla difesa della salute di tutti e dei nostri collaboratori, dia seguito, di concerto con gli scienziati che ne hanno le competenze, al progressivo sblocco del lock down. Questo è fondamentale per consentire al nostro settore di procedere con la produzione ai 20 senza la quale le aziende del nostro comparto avranno grandi difficoltà a continuare, con la conseguenza che migliaia di collaboratori possano perdere il loro posto di lavoro.

a cura di Sara Cinchetti

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